[Agenda Pisauro | Lavoro] Repubblica fondata sul lavoro

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La precarietà ha depresso noi e l’Italia: i diritti per risollevarsi!

Dopo quindici anni di falsa flexibility e  di vera precarietà, è ora di un po’ di security per il rispetto e valorizzazione delle nostre risorse. Serve difendere i lavoratori dal ricatto della perdita del reddito e dello sfruttamento. Serve un forte impegno per la formazione dei lavoratori lungo tutto il corso della vita. Il diritto al lavoro è la chiave per l’accesso alla cittadinanza e per la realizzazione di un paese compiutamente democratico.

Gli italiani e le italiane all’estero hanno sperimentato la mobilità, l’adattamento e la flessibilità l’hanno nelle loro vite, e non hanno tabu; ma sono anche sensibilissimi alla mancanza di rispetto per il lavoro, alla violazione dei diritti, allo spreco di risorse: tutte cose cui l’Italia di oggi non deve rassegnarsi.

Dal 1997 a oggi, da Treu, a Maroni, alla Fornero, tutti ci hanno imposto flessibilità e riforme, promettendoci che avrebbero aiutato gli outsiders. Millantavano che un giorno oltre alla flexibility avremmo avuto anche la security. Al contrario, le condizioni di vita e lavoro delle persone e soprattutto dei gruppi più deboli (i giovani, le donne e i lavoratori e lavoratrici immigrati e immigrate) non hanno fatto che peggiorare, perché la flessibilità senza diritti si trasforma troppo spesso in ricatto da parte del datore di lavoro. Questo circolo vizioso, ben lungi dal risollevare l’economia, deprime le risorse e i consumi; comprime la progettualità e l’innovazione, che possono esserci solo grazie a investimenti adeguati nella formazione e nella ricerca. Questa situazione si traduce in una perdità di competitività rispetto ai paesi europei che rispettano di più il lavoro, come in Scandinavia e Germania.

Vogliamo che anche in Italia siano garantiti quei diritti e quelle sicurezze che in gran parte d’Europa sono normali, ma che in Italia vengono negate!

Vogliamo una sicurezza sociale generalizzata tramite un reddito minimo garantito contro il ricatto della disoccupazione e dei lavori sottopagati;

vogliamo un salario minimo contro lo sfruttamento delle persone più deboli;

vogliamo politiche attive del mercato del lavoro e la formazione continua lungo tutto il corso della vita;

chiediamo un forte impegno per le pari opportunità e contro le discriminazioni, perché l’Italia non sia più la penultima in Europa per occupazione femminile;

vogliamo una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro affinché i cambiamenti delle condizioni di lavoro siano frutto di consultazione e dialogo, e non di imposizione.

Vogliamo, in sostanza, che ciò che fu scritto nella nostra Costituzione, cioè che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” (art 4) sia la guida per una riforma del lavoro, vera, giusta e democratica.

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