[Diario di Viaggio] 6. Colonia

Nemmeno sei uscito dalla stazione che ti trovi intimidito da una cupa cattedrale gotica che si staglia nella sera resa umida dai goccioloni di pioggia densa. Ha piovuto a Parigi, a Bruxelles, ad Amsterdam, Colonia non poteva essere da meno.

“La pizzeria più buona della città” non sembra affatto italiana, e anche il cameriere pur parlando italiano vive in Germania da sempre. Si prende il santino incuriosito dalla bandiera, lui dovrebbe essere iscritto all’AIRE, anche se non sembra sicuro di cosa sia.

A cena si parla di Die Bild che sembra Libero nelle sue campagne ossessive sui lavativi europei del Sud, si parla delle falle burocratiche del welfare sfruttate abilmente per guadagnare un mese in più di sussidio. Si discute di modello tedesco per la compartecipazione dei lavoratori agli utili delle aziende ma anche per l’esercito di minijobs sottopagati. Ci fermiano prima di scadere negli stereotipi e tornare a parlare di Italia dove il welfare per i lavoratori, più che non funzionare in molti casi non c’è.

Gabriele, un fisico che ha appena iniziato il dottorato e si è iscritto all’AIRE nella prima settimana di permanenza a Colonia diventa il mio nuovo eroe. A Colonia ci sono tanti italiani vecchi e nuovi, c’è anche una radio dove un’ora al giorno è dedicata a una trasmissione in lingua italiana. La birra scorre così come la serata ma non c’è tempo per raccontare tutti i punti dell’Agenda Pisauro che bisogna ripartire. Si va a Berlino, il cuore del potere europeo, quello vero.

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