[DA LONDRA PER HUMAN FACTOR] un viaggio tra Speranza Armonia e Umilta’

Inizio a scrivere le mie impressioni su Human Factor mentre l’aereo che da Milano mi riporta a Londra sorvola il cuore di un’Europa in subbuglio, attraversata dall’eco della travolgente vittoria in Grecia di Syriza. Una coltre di nuvole copre il lavoro febbrile nei palazzi del potere, dei governi che studiano i riflessi nazionali del voto greco e delle tecnocrazia europee che studiano i numeri elettorali per fissare i termini contabili della grande trattativa sul debito.


Nell’Europa del 2015, il cambiamento che nasce nelle piazze deve passare alla riunione dei primi ministri, al tavolo della composizione degli interessi nazionali, dove Tsipras avrà un disperato bisogno di amici veri. Podemos non arriverà al governo prima della fine dell’anno e l’Italia, gia’ l’Italia…Sappiamo bene che Syriza non cambierà l’Europa senza l’Italia.


Per questo in fondo, sono venuto. Per capire se potevo tornare a Londra a dire ai compagni di Syriza UK che si, mi era tornata la speranza, dopo il mio intervento sulla tragica situazione italiana nel corso di un loro evento londinese. Grazie a loro certo, ma anche perchè ci saremo anche noi a lottare con loro in un futuro non troppo remoto. Cosi con Ryanair sono andato a Milano, senza troppi pensieri, senza troppe illusioni e tanta tanta voglia di ascoltare parole sagge che riaccendano la speranza. E ne ho sentite in tre giorni. Il che mi fa passare pure sopra il consueto mare di retorica, che a una kermesse di sinistra che si rispetti, non può mai mancare. Ma andiamo con ordine.


Appena arrivato, mi imbatto subito nei compagni venuti dagli altri circoli di SEL Europa. Ci guardiamo e un po’ ce lo si legge negli occhi che non siamo esattamente sicuri se sia una cosa intelligente avere fatto centinaia di chilometri per venir qui. Vorremmo avere qualcuno a cui raccontare quel gigantesco casino dell’elezione del Comites ma in fondo ci sono cose più importanti. Il Venerdí è pensato per pensare e le relazioni sono interessanti.2015-01-24


Sabato è il momento di proporre, cosi ci dividiamo tra i vari tavoli di lavoro che occupano tutta la giornata. Ce ne sono tanti, una ventina buona, a pochi metri gli uni dagli altri. La buona notizia è che sono strapieni (30-40 persone l’uno) di persone competenti e interessate, con interventi spesso sul pezzo, quasi sempre ben preparati. La cattiva notizia è che l’acustica è pessima anche perchè c’è molta più gente del previsto e pochi tavoli distribuiscono materiale introduttivo ai partecipanti. Si può migliorare la logistica, ma poi ti ricordi che chi organizza lo fa con un gomitolo di spago, un paio di forbici e qualche pezzo di carta, come quelli appesi alle pareti


Il dipartimento Saperi di SEL organizza un mega tavolo dove si parla di ricerca con alcuni relatori interessanti come il mio adorato civatiano Andrea Ranieri. Io però preferisco partecipare a quello sui diritti degli animali a parlare di evoluzione, autodeterminazione e giusnaturalismo. E della necessità di coinvolgere i ricercatori quando si parla di sperimentazione animale. I compagni e le compagne mi ascoltano con attenzione. Vedremo se il messaggio sarà passato. Di sicuro a differenza di un anno fa è possibile  confrontarsi nel merito delle cose, senza preconcetti e posizioni precostituite, ed e’ un deciso passo avanti.


2015-01-24 (1)Il tempo vola e nel pomeriggio vengo cooptato per tradurre la presentazione di Guy Standing, cofondatore della Basic Income Earth Network, invitato a spiegare l’idea del reddito di cittadinanza al tavolo coordinato da Mapi Pizzolante di Tilt!. E’ il dibattito più partecipato da chi ha meno di 35 anni e vi è consenso diffuso tra gli intervenuti che non è più possibile mettere in competizione il tema del diritto al reddito con quello delle politiche per il pieno impiego.  Lavoro e reddito per tutte e tutti, ma garantiti con strumenti e politiche diverse. Cosi la pensa Simone Oggionni dell’associazione Sinistra Lavoro, fuoriuscita da Rifondazione, ma anche Claudia Pratelli (FLC CGIL) e i ragazzi di ACT. Sicuramente c’è ancora molto da approfondire, ma è qui il nucleo fondante della nuova sinistra. Un barlume di Speranza comincia ad affiorare.


Arriva la Domenica, giornata dedicata a costruire la nuova sinistra e l’attesa è enorme. I due piani della permanente sono stracolmi, ci saranno quasi 2mila persone che ascoltano gli interventi dei vari big della sinistra. Ci sono tutti da Rifondazione alla lista Tsipras, alla galassia socialista passando dai sindaci alle mille correnti della sinistra PD. Incredibilmente vi è un’insperata Armonia che lega i vari interventi. Serve un nuovo soggetto della sinistra, che punti a costruire una proposta di governo “qui ed ora” (lo dice proprio cosi il reprobo Ferrero) e che guardi all’Europa come dimensione politica del proprio agire. Già l’Europa. È Civati a ricordarci, nel suo discorso che è più un flusso di coscienza di tweets sagaci, che da lunedí mattina Renzi si sarebbe fatto chiamare Rentsi, per sottolineare sua vicinanza a Tsipras (andrà molto peggio di cosi, con la vittoria di Syriza celebrata da tutte le forze parlamentari inclusi Fratelli d’Italia, Lega Nord e M5S).


A ricordarci che l’Italia ha bisogno di più che tattica di breve periodo,

nell’intervento di gran lunga più applaudito della giornata, è la sindaca di Molfetta Paola Natalicchio. Un nome da ricordare. A 34 anni spetta a lei l’onore e l’onere di compiere il primo atto pubblico di ricusazione della stagione del fan club per (ri)aprire finalmente quella delle fabbriche, non più di Nichi, con cui vi e’ un lungo liberatorio abbraccio alla fine, ma di “energia collettiva”. Magari prodromi di un partito capace sia di mettere insieme i “frammenti di sapere” di cui parla Fabrizio Barca che di organizzare il conflitto sociale (non ne parla nessuno? ok ne parlo io). È il coraggio che ci vuole in questa fase e tocca a lei il compito metaforico dell’uccisione del padre per permettere di “partorire” qualcosa di nuovo.


Ma nuovo come? Ci sarà da discuterne, ma è chiaro che la lezione dell’Arcobaleno è ancora valida. Bisogna unire radicamento sociale e un profilo politico riconoscibile, per il quale non è pensabile sostituire una discussione sulla cultura politica con la retorica della Maggioranza Invisibile del mio amico Emanuele Ferragina. Facciamo attenzione a rottamare il Socialismo, ci ricorda Lanfranco Turci. Allora bisognerá trovare un equilibrio tra la lettura classica della società in classi, e le nuove narrazioni della sinistra che organizza gli esclusi contro la casta o l’elites. Personalmente ho molto apprezzato l’avere posto al centro della conferenza il Fattore Umano e rimango convinto della intuizione originaria di SEL di cucire insieme le tradizioni di pensiero socialista ed ecologista. Se ripartissimo da là, unendo allo storytelling una visione di un’Europa ecosocialista?


Di sicuro, ripartire sarà anche una questione di facce e biografie. Per carità massimo rispetto DSC_0800per Ferrero, Fassina e Cuperlo, ma questa nuova sinistra dovrà avere regole chiare e spazi contendibili o non andremo da nessuna parte. Servirà per qualcuno l’Umiltà di farsi da parte e per tante e tanti quella di dare il proprio contributo con generosità e intelligenza. E se il corso degli eventi facesse si che per selezionare la nuova leadership dovessimo saltare una generazione, beh, per dirla con Civati, “ce ne faremo una ragione”.

Chiude Nichi, che non scioglie SEL ma lancia il coordinamento dei “compagni di tutte le compagnie” (tradotto = partiti, correnti, associazioni). Si ripartirà cosi, magari dalla Liguria, sperando rimangano Speranza  Armonia e Umiltà.


Grande cautela ma la prima netta sensazione è che nelle drammatiche condizioni date l’appuntamento di Human Factor sia un sostanziale successo. Un successo di partecipazione, innanzitutto, ma anche un capolavoro di tempismo. Con grande dedizione e generosità il gruppo dirigente di SEL ha ricucito rapporti, individuato gli interlocutori e i mondi con cui rimettere in piedi la disastrata sinistra italiana. Un sucesso tattico col quale SEL dimostra di essere un punto di coagulo imprenscindibile della ricomposizione a sinistra.


Non era lecito aspettarsi di costruire in tre giorni un castello su un cumulo di macerie ma torno a Londra pervaso da quella speranza che non potevamo proprio permetterci di non ritrovare. La Grecia non cambierà l’Europa senza l’Italia. L’Italia non cambierà senza una sinistra nuova. In tante e tanti, anche fuori dall’Italia, ci saremo per costruirla!

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2 risposte a “[DA LONDRA PER HUMAN FACTOR] un viaggio tra Speranza Armonia e Umilta’

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