“E’ iniziata la Battaglia di Londra. Qui puo’ nascere la nuova Europa. Anche grazie a noi Britalians”

Di Gianni Rubagotti – Tra poche settimane si rinnovano, dopo 10 anni, i Comitati per gli Italiani all’estero, veri e propri consigli comunali delle comunità di italiani che vivono fuori dal nostro paese. Per rompere il muro di silenzio su questo evento ne parliamo con Andrea Pisauro, Cittadino italiano residente a Londra e candidato per la lista Moving Forward – Democrazia Bene Comune per il Comites di Londra, quello collegato con una comunità italiana più numerosa degli abitanti di Firenze.

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Perché te ne sei andato dall’Italia e come ti trovi a Londra?

Avevo venticinque anni e un progetto di vita: capire il funzionamento del cervello. Mi ero messo in testa che la mia laurea in fisica e la mia passione per l’animo umano si conciliassero bene con una carriera nelle neuroscienze e tutti i ricercatori con cui parlavo erano concordi nel ritenere Londra la capitale europea degli studi sul cervello. Così io e la mia ragazza dell’epoca decidemmo di partire e iscriverci ad un master: io in Machine Learning (potremmo tradurlo “intelligenza artificiale”), lei in studi giapponesi, del resto Londra è così, c’è da fare per tutti. Terminato il master, ho cominciato un dottorato in neuroscienze, concluso appena un mese fa. Questi cinque anni hanno profondamente ampliato la mia visione del mondo. Londra è una citta vibrante, a tratti spossante, sicuramente epicentro di ogni tendenza culturale e artistica che poi attraversa il continente. È la capitale di quel multiculturalismo britannico che è il fulcro di una nuova Europa che ancora deve realizzarsi politicamente. Proprio per questo non ho nessuna intenzione di lasciarla.

Qual è il tuo orientamento politico?

Coordino il circolo di Sinistra Ecologia e Libertà del Regno Unito e mi definisco un socialista liberale. Potrei limitarmi alla famosissima citazione del Presidente Pertini sulla giustizia sociale e la libertà, ma preferisco raccontarti brevemente la mia storia. La mia formazione politica nasce in famiglia, da un dialogo fitto e costante con i miei genitori, entrambi socialisti: mia mamma insegnante, che mi ha trasmesso una grande passione civile e un’attenzione costante verso chi sta peggio; mio papà avvocato, che mi ha educato alla cultura giuridica e al garantismo.  È proseguita negli anni dell’università, quando mi sono avvicinato all’esperienza della Rosa nel Pugno per le battaglie laiche nate dai referendum. In questo periodo ho iniziato a collaborare a un divertentissimo esperimento editoriale: un web-magazine situazionista chiamatowww.labouratorio.it. Irreverente e provocatorio, prendeva in giro i nostri stessi dirigenti, che in effetti un po’ se lo meritavano. In quegli anni conobbi il pensiero di tanti padri nobili del Socialismo: da Turati ai fratelli Rosselli e tanti altri. Ero e sono affascinato dalla profondità del loro pensiero ma ho sempre trovato che avessimo bisogno di aggiornarlo alla luce delle grandi trasformazioni del sistema produttivo e della società avvenute negli ultimi decenni. Credo che il militante socialista del terzo millennio debba sapere navigare nella società liquida descritta da Baumann, debba capire cos’è l’Information Anxiety descritta da Wurman (non sapete chi è? è l’inventore dei Ted Talk. Non sapete che sono? Ragazzi miei c’è google), debba conoscere il pensiero ecologista ed avere una solida base gramsciana. Arrivato a Londra ho contribuito a fondare il locale circolo di SEL dove ho ampliato enormemente il mio bagaglio culturale e mi sono convinto che in questa società vivono già le competenze per renderla più giusta più libera e, perchè no, più bella. Manchiamo però degli strumenti politici per tirare fuori le persone e le idee giuste e farle vincere organizzando attorno a loro il consenso di quella maggioranza invisibile di persone che sono marginalizzate dall’attuale sistema socio-economico.

Cosa sono i Comites e perché sono importanti per i cittadini italiani?

I Comites sono l’unico organo di rappresentanza democratica delle comunità italiane all’estero. Svolgono questo compito in particolare nei rapporti con le istituzioni diplomatiche e consolari, ma hanno la capacità di operare in favore della comunità, per esempio organizzando festival e iniziative culturali oppure adoperandosi per l’insegnamento della lingua italiana.

Com’è ovvio ogni realtà di emigrazione vive una sua dimensione specifica, nella quale il Comites deve individuare il suo ruolo. Per esempio, il Comites del Consolato più grande al mondo, qual è quello di Londra, si trova nella condizione di dover rappresentare una comunità di circa mezzo milione di persone, più grande di una città come Firenze. Dunque le esigenze sono molteplici ma la prima e più pressante è quella di contribuire a una gestione responsabile del fenomeno migratorio più imponente nella storia dell’emigrazione italiana nel Regno Unito. Dalla prima accoglienza all’integrazione, il Comites deve farsi trovare pronto e utile per i 2000 concittadini che ogni mese sbarcano nell’isola, con la consapevolezza che quella dei cervelli in fuga non è che una minima parte di questa emorragia di futuro in fuga dalla crisi. Infatti ormai si emigra anche per disperazione e totale assenza di prospettive: mi capita sempre più spesso di incontrare coppie di 50/60 anni con i figli già grandi costretti dalla crisi e dalla disoccupazione ad emigrare in cerca di nuove speranze.

Iniziative di carattere informativo su società e istituzioni britanniche, servizi di prima accoglienza, iniziative culturali volte a promuovere una sana integrazione: il Comites deve essere al fianco di Consolato e Patronati nella gestione di una vera e propria emergenza sociale rispetto alla quale lo Stato italiano è decisamente distratto.

Perché è importante che la sinistra entri nei Comites?

Un’emergenza sociale legata a un fenomeno migratorio è una collezione di storie di disagio. Subito dopo il loro arrivo, molti italiani hanno spesso difficoltà ad interagire con le istituzioni inglesi e la sinistra italiana in UK spesso non ha gli strumenti politici per affrontare problemi più grandi delle sue forze e competenze: cosa può fare un circolo di SEL a Londra per aiutare chi ha difficoltà con la lingua o col lavoro? Il Comites è in primo luogo uno strumento politico, in termini di risorse ma anche di visibilità e autorevolezza, in grado di conferire una veste “istituzionale” a un’iniziativa politica.

Ma non c’è solo il tema della solidarietà. La Gran Bretagna in generale e Londra in particolare è il miglior esempio in Europa di multiculturalismo. Una società aperta e variegata in cui convivono mille culture e una babele di lingue. Questo modello di successo è messo a rischio dalle tensioni politiche legate al tema della libera circolazione delle persone in Europa. Lo UKIP, il partito di estrema destra razzista che vuole fare uscire la Gran Bretagna dalla UE, è stato il primo partito alle scorse elezioni europee. Una visione di sinistra in questo senso é fondamentale per promuovere un’integrazione responsabile. Una delle iniziative che abbiamo in cantiere è quella di un rapporto annuale dell’emigrazone italiana in UK, che permetta di rispondere con i numeri alle bugie di Farage e di Cameron sulla nostra comunità, che, dati alla mano, paga in tasse più di quanto riceve in servizi, delinque meno ed è meglio istruita degli inglesi.

Come militanti politici italiani a Londra com’è il vostro rapporto con i partiti della madrepatria? Vi seguono? Vi coinvolgono nelle battaglie politiche per migliorare il nostro paese?

Ti confesso che ho sempre constatato un certo livello di distrazione dei partiti in Italia rispetto alle attività degli italiani all’estero. Non è un problema specifico di SEL, ma di un po’ tutti i partiti piu’ importanti. Mi sembra un atteggiamento molto miope perché si tende a sottovalutare il valore dato da una prospettiva diversa, che in un’ottica europeista é preziosissima. Le cose piano piano stanno cambiando, ma credo che la rete europea dei circoli di SEL come di altri partiti potrebbe essere sfruttata molto meglio. Questo permetterebbe di studiare buone pratiche da importare in Italia, di dialogare meglio con i partiti affini negli altri paesi, ma anche di mantenere un canale di dialogo vero con i milioni di cittadini italiani emigrati. Un dialogo che a ben vedere serve più all’Italia che a chi l’ha lasciata.

Leggo dalla tua pagina facebook che hai partecipato ad evento organizzato dal partito spagnolo Podemos a Londra. Com’è l’attività politica dei partiti di altri stati presso le comunità di loro immigrati in Inghilterra?

Molto vivace. Quasi tutti i principali partiti politici europei hanno un loro ramo londinese e le iniziative trasnazionali sono frequenti. Il circolo di SEL, da quando sono coordinatore, si é adoperato per avviare un dialogo con le altre realtà e abbiamo recentemente avviato una International People Assembly insieme a varie realtà della sinistra europea, tra cui Podemos e Syriza. Penso che Londra sia il luogo giusto per progettare una nuova Europa, molto diversa da quella ottusa e germanocentrica che sembra sempre più avviata verso il disastro.

Cameron di recente ha proposto restrizioni alla immigrazione dall’Italia e da altri paesi UE all’Inghilterra, come vivi questo come italiano emigrato a Londra? La comunità come reagisce all’avanzata dell’Ukip di Farage?

La sfida di Farage scuoterà alla radice l’attuale assetto europeo e ha già determinato uno sfaldamento del quadro politico. Le sparate di Cameron nascono dall’esigenza di non vedersi superato a destra dallo UKIP. Di fatto l’avanzata di Farage ha prodotto un avvitamento del tradizionale euroscetticismo britannico. La naturale conseguenza di questa situazione sono i discorsi sulle restrizioni all’utilizzo dei benefit (contributi erogati dallo Stato a residenti in condizioni disagiate), nati addirittura dopo alcuni attacchi alla libera circolazione delle persone. La verità è che la battaglia di Londra è iniziata: è sempre più alto il rischio di un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna in Europa, dagli esiti imprevebili. Bisogna però essere coscienti che un’Europa senza il Regno Unito non ha alcun senso storico. Dunque la battaglia di Londra va combattuta e vinta, nella consapevolezza che proprio qui può nascere la nuova Europa e gli italiani ne devono essere protagonisti. Quella italiana è infatti la seconda più grossa comunità di cittadini europei (dopo la comunità polacca) e di gran lunga la meglio integrata e accettata e può giocare un ruolo politicamente importante per opporsi a questa deriva xenofoba. Per farlo, la nostra lista, Moving Forward, vuole organizzare tramite il Comites il Britalian Culture Festival, un’iniziativa che punti a catturare l’attenzione e la grande passione dei britannici per l’Italia, valorizzando quella cultura ibrida che si forma quando la creatività italiana acquisice un tocco di serietà british. Il multiculturalismo britannico ha un pilastro economico sociale e culturale costituito da oltre mezzo milione di cittadini europei di passaporto italiano o britannico. Si chiamerà Britaly ed é pronto a fermare Farage!

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