[Tra UK, Italia, Europa] Quello che dobbiamo fare

È estremamente difficile fare una proposta di azione politica a cavallo tra Italia e UK, in uno dei frangenti politicamente più difficili di cui ho memoria per entrambi i paesi. Per questo, solo per questo, nonostante avrei tanta voglia di chiudere un capitolo della mia vita e dedicarmi ad altro, cerco ancora di riallacciare i fili del dialogo, in primis con me stesso ma anche con le tante persone demoralizzate quanto me, consapevole che è solo una reazione collettiva, di cuore e di testa, che può cambiare un contesto difficile da accettare.


Il discorso di Theresa May alla Lancaster House segnala una chiara intenzione di procedere a una hard Brexit, una rottura di ogni legame formale, politico e giuridico tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Si tratta della peggiore delle ipotesi possibili, per l’Europa, per il Regno Unito e soprattutto per noi europei che nel Regno Unito abbiamo scelto di vivere, all’indomani della vittoria del fronte del Leave al referendum del 23 Giugno scorso.

Il Labour di Jeremy Corbyn appare al momento in difficoltà nel produrre una significativa opposizione alla strategia del governo sul Brexit. Una serie di limiti personali, uniti all’assenza di una tradizione sinceramente europeista che riguarda sostanzialmente tutto il partito, sembrano impedire a Corbyn e al Labour di formulare una strategia e una retorica adeguate ad offrire un’alternativa di un soft Brexit progressista e a difendere l’identità europea della Gran Bretagna. I suoi contorsionismi sulla difesa della libera circolazione delle persone segnalano che la crisi identitaria determinata dal Brexit metterà a rischio anche la svolta socialista del Labour e che un piano per gestire il Brexit in questo momento non ce l’ha davvero nessuno.

Per questa ragione diventa imperativo organizzarsi come cittadini italiani ed europei in UK per dotarsi degli strumenti politici più adeguati a difendere i nostri diritti sociali e politici ed essere pronti e vigili per cogliere ogni spiraglio per rivoluzionare il fosco quadro determinato dal referendum di Giugno. È fondamentale e urgente sviluppare una strategia per fare sentire la nostra voce nella complessa negoziazione che impegnerà i prossimi anni. Questo sforzo di organizzazione richiede una proposta inclusiva e collegiale, che coinvolga come minimo quella parte della comunità italiana progressista ed europeista già organizzata sul piano politico o associativo.

Per questo abbiamo pensato di rilanciare Moving Forward, per farne uno strumento politico attivo nella dinamica del Brexit, a disposizione dell’oltre mezzo milione di cittadini italiani residenti nel Regno ULogo Moving Forwardnito. Uno strumento capace di essere efficace punto di osservazione, spazio di discussione e strumento di azione per intervenire con efficacia nei luoghi e nei momenti in cui si produrranno le più importanti decisioni relative al processo di separazione del Regno Unito dall’Unione Europea. Moving Forward, nata nel 2014 come coalizione civica e progressista per il rilancio del Comites di Londra, promossa da un vasto arco di forze politiche e associative all’interno della comunità italiana a Londra, dovrà allora riorganizzare le proprie attività, dentro (con i suoi 5 consiglieri eletti), ma soprattutto fuori dal Comites di Londra, allargandosi ad altre realtà e favorendo la partecipazione individuale.

Ne parleremo tutti insieme in una assemblea aperta a Londra, domenica 29 Gennaio, alle ore 16.30, 124 Canonbury Road, N1 2UT, dove saremo in tanti e da tanti mondi diversi, e dovremo capire, con una discussione seria, creativa e piena di voci, i toni, i modi e i ritmi di un lavoro collettivo di resistenza e di speranza. Come ha detto anche Theresa May, la Gran Bretagna è culturalmente e storicamente un paese europeo, l’Europa è il suo continente e principale mercato; storia, geografia ed economia potrebbero un giorno non troppo lontano creare un’occasione di ripensamento. A noi allora il compito di capire tutti insieme come farci trovare pronti qualore dovesse accadere.


Non abbiamo dimenticato l’Italia. Anzi, la dinamica di ripiegamento nazionalista del paese in cui viviamo ci richiama a un rinnovato senso di appartenenza alla Repubblica Italiana, in questo, personalmente aiutato anche dalla vittoria del NO al Referendum Costituzionale, vittoria della Costituzione Repubblicana contro l’arroganza del Potere. Referendum nel quale è stato respinto, a larga maggioranza, un ricatto che ha spaccato il Paese, per riforme che non ne affrontavano i nodi di fondo economici e sociali.

Avevamo ragione quando dicevamo che l’Italia non sarebbe piombata nel caos in caso di vittoria del NO. C’è un nuovo governo, sostanzialmente uguale al precedente, con una guida forse più autorevole in Europa, ma nei tempi difficilissimi che affronteremo sarà proprio la Costituzione Repubblicana e antifascista, figlia della saggezza di una generazione che aveva visto tempi cupissimi, a fare da argine contro ogni potenziale deriva autoritaria o confusionaria. Con la fine di un anno di bassa propaganda, può iniziarne un altro di riflessione umile e seria, in cui immaginare un modo per organizzare meglio le energie e le intelligenze disperse in un quadro politico assurdo.

Serve come il pane un nuovo soggetto politico della Sinistra Italiana che aiuti il paese ad uscire dalla stagione del renzismo senza farlo entrare in quella del grillismo, che fondi la sua proposta su una alternativa di giustizia sociale a un sistema economico che produce disoccupazione di massa e grotteschi livelli di diseguaglianza, che semini valori di umanità e compassione come antidoto ai veleni delle destre dell’odio e della divisione.

Siamo in ritardo pazzesco di fronte a sfide presenti da tempo e aggravatesi nel tempo della nostra incapacità di organizzare una risposta. Ma la precipitazione della crisi nel mondo e in Europa impone di serrare i tempi dell’autocritica e ampliare quelli della proposta fresca e del dibattito franco. Un dibattito che si ponga l’obiettivo di formulare una proposta chiara di strategia e cultura politica che possa offrire al paese un’alternativa di governo progressista al renzismo morente e alle destre incombenti.

logo_di_sinistra_italiana_rosso_biancoIl congresso di Sinistra Italiana del prossimo 17-19 Febbraio può essere allora il primo luogo per iniziare a formulare questa proposta e sciogliere alcuni nodi importanti, “una tappa verso qualcosa di più grande”, come ha detto Tomaso Montanari in un ottimo intervento del quale condivido moltissimo. Quello di Sinistra Italiana sembra infatti stare diventando un congresso vero, aperto, e senza paracadute, in cui si potrà votare su diversi candidati (al momento almeno due, Nicola Fratoianni e Arturo Scotto), su diverse linee politiche (tra chi pensa che col PD non bisogna piu avere niente a che fare e chi che a certe condizioni con la sinistra del PD è possibile ricostruire un campo progressista), e su diverse prospettive strategiche (sull’Europa appunto, dove si discuterà sia di dove posizionarci tra le famiglie politiche europee, sia dell’Euro e della sua riforma/superamento) in una discussione utile tanto alla sinistra quanto a un Paese sempre più povero di luoghi in cui pensare collettivamente, quando alle elezioni politiche manca probabilmente anche meno di un anno.

Sarebbe quella, dunque, la sede perfetta in cui lanciare a tutta l’Europa il segnale che la Sinistra Italiana non arretra di un millimetro sul progetto di difesa e di riforma dell’Unione Europea e della sua moneta. Un messaggio che sarebbe molto utile arrivasse in Francia in tempo per le presidenziali, in Portogallo e Grecia per rafforzare i compagni primi ministri Costa e Tsipras, in Spagna per dare una sponda a Podemos e in UK dove può aiutare il Labour Party a tenere la Gran Bretagna ancorata al mercato unico. Un messaggio che credo pertanto dovremmo contribuire a definire anche noi, militanti della sinistra italiana in UK, ovvero dell’unico Paese che la strada della rottura con l’Unione Europea l’ha scelta sul serio e inizia a percorrerla tra molte incertezze e contraddizioni.

Anche per portarvi gli echi di quanto accade nella terra del Brexit ho scelto di aderire e di partecipare a quel dibattito, e penso sarebbe utile se lo facessimo in tante e tanti, magari anche mandando un/una nostr@ delegat@ (servono 15 iscritti per farlo. Ci si iscrive qui entro il 28 Gennaio). Tanti sono i dubbi e i nodi che resteranno da sciogliere, in un percorso che siamo convinti debba comprendere anche i compagni di Possibile, ma ora è necessario mettere tutti insieme questo piccolo avamposto di democrazia che è stato il circolo Radio Londra di SEL a disposizione del progetto costituente di una sinistra più ampia e più utile. Come diceva Pietro Nenni, “si faccia quel che si deve, succeda quel che può”.

 

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