[Liberi e Uguali incontra Corbyn] Serve una rivoluzione neosocialista anche in Italia

Pubblicato su Esseblog.it

un enorme grazie a Caterina per il supporto fondamentale e a Chiara per i commenti.

Appena nata, nonostante navighi in un mare di difficoltà, Liberi E Uguali è già in grado di avviare alleanze strategiche a livello europeo, come dimostra l’incontro di martedì scorso a Londra tra Jeremy Corbyn e Pietro Grasso. Non era banale per il segretario del più forte partito socialista d’occidente per numero di voti e iscritti incontrare il leader di una lista impegnata nella sua prima difficile campagna elettorale. Un incontro in parte frutto dell’intenso lavoro di tessitura del gruppo di LeU-UK, raccoltosi attorno al progetto del Manifesto di Londra, che ha ereditato i rapporti con la sinistra del Labour avviati da anni da quello che era il ramo londinese di SEL, schierato con Corbyn fin dalla prima ora.

L’incontro tra i due leader è un fatto politico importante che va oltre la dimensione dei rapporti locali e su cui occorre riflettere oltre la contingenza, per almeno tre ragioni. Innanzitutto, segnala una profonda sintonia tra le due forze, fondata sul comune intento di costruire un programma di governo  “per i molti, non per i pochi” (for the many, not the few), che metta al centro la lotta alle disuguaglianze, una forte politica redistributiva e il rafforzamento e l’estensione dei diritti sul lavoro. LeU e il Labour propongono numerose politiche sostanzialmente identiche, da quelle sull’università e sul servizio sanitario, che puntano a garantire accesso universale e gratuito all’istruzione universitaria e alle cure essenziali, a quelle sull’edilizia pubblica, che prevedono l’obbligo di  affittare a costi sostenibili gli stabili vuoti per ampliare l’offerta abitativa a chi non se la può permettere. La similarità di temi e proposte non è passata inosservata dalla leadership Labour.

In secondo luogo, l’incontro fra Grasso e Corbyn riflette l’aspirazione del Labour di avere un impatto trasformativo sulle dinamiche politiche europee, e dimostra il riconoscimento a LeU di un ruolo in queste dinamiche. Da un lato, con la promessa a Grasso di venire presto a trovarlo a Roma, Corbyn mostra di considerare inevitabile la macronizzazione del PD di Renzi in un partito di centro arroccato a difesa di equilibri di potere che il Labour vuole scardinare. Dall’altro, la scelta di incontrare LeU in campagna elettorale dimostra un interesse a un dialogo con la sinistra italiana, storicamente centrale negli equilibri politici europei. Non è un caso che l’incontro avvenga a ridosso dal discorso di Coventry di Corbyn a favore della permanenza della Gran Bretagna nell’unione doganale europea, primo vero momento di rottura col governo May sulla Brexit, e indice della volontà del Labour di rimanere commercialmente e politicamente ancorato all’Unione Europea. Dal socialista portoghese Costa (incontrato da Corbyn a Lisbona lo scorso Dicembre) alla Syriza di Tsipras, dai socialisti di Hamon in Francia a una futuribile alleanza Iglesias-Sanchez (rispettivamente leader di Podemos e del PSOE) in Spagna, sono molte le forze nella terra di mezzo tra la parte europeista della GUE e la sinistra del PSE che guardano a Corbyn con simpatia. Un potenziale fronte di alleanze che può ridisegnare gli equilibri politici europei.

La terza ragione origina dall’immaginario simbolico che Corbyn evoca in tutta Europa. Corbyn interpreta una rottura storica col sistema economico globale forgiato dall’ideologia neoliberista che produce grotteschi livelli di diseguaglianza e precarietà di massa. Lo fa offrendo un nuovo modello di sviluppo sostenibile incentrato sul protagonismo delle istituzioni pubbliche nel contrastare i meccanismi di accumulazione della ricchezza e di precarizzazione del lavoro. In questo senso l’arrivo di Corbyn alla guida del Labour ha concretizzato una vera e propria rivoluzione neo-socialista il cui simbolismo ha attraversato la manica e conquistato vasti strati di opinione pubblica europea. Per questo l’incontro Corbyn-Grasso ha risvolti mediatici importanti per LeU, risvolti perfettamente chiari alla leadership del Labour, che non si è negata alla photo-opportunity.

In questo quadro, LeU è l’unica forza politica italiana che può e deve dire ad alta voce che questa rivoluzione neosocialista serve anche in Italia. Per passare dalle parole ai fatti il patto del 5 Marzo che annuncia la nascita di un nuovo soggetto della sinistra è uno sviluppo tanto positivo ancorché tardivo. Ma non basta: serve una rottura simbolica e chiara con la storia recente della sinistra, rottura di prassi politica per chi viene dalla tradizione della sinistra radicale, e rottura rispetto alla vicenda storica del PD per chi quel progetto ha fondato e diretto. Una rottura che emerga con nitidezza nel dibattito pubblico a partire da una nuova leadership che la incarni, espressione democratica di un congresso (ri)fondativo, da celebrare al più presto, con sensibilità e coraggio. Come è chiaro a Corbyn, la nascita di una nuova Europa passa anche da una rivoluzione neosocialista in Italia!

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