L’altra faccia della crisi. A Londra, oltre l’austerità

Fin dall’inizio della crisi del debito che attanaglia l’Europa ormai da un paio di anni, due famiglie di interpretazioni hanno affollato il dibattito pubblico sulle cause e le soluzioni della crisi. Da una parte quella che indicava nei debiti pubblici e in un eccesso di spesa da parte degli stati della periferia dell’eurozona la causa degli attacchi speculativi che hanno fatto crescere gli spread. Dall’altra quellache puntava l’indice contro le diseguaglianze, gli squilibri macroeconomici interni all’Europa e gli eccessi della finanza.

Fin dai primi giorni della crisi, la prima interpretazione, espressione degli economisti cosiddetti mainstream, ha colonizzato i media e il dibattito politico, determinando la diffusione di politiche di austerità volte a ridurre la spesa pubblica nel tentativo di abbassare l’entità dei debiti pubblici. La seconda interpretazione è rimasta invece appannaggio di una parte degli economisti, in prevalenzadi tendenza postkeyensiana, ma non ha avuto invece un adeguata diffusione nel dibattito pubblico dei vari paesi europei. Come conseguenza, le proposte di policy che arrivavano da questa seconda famiglia di interpretazioni della crisi sono rimaste per lo più lettera morta e poche forze politiche le hanno fatte proprie.

Di fronte al fallimento da parte delle politiche di austerità nel tentativo di risolvere la crisi e nella speranza di arricchirre un dibattito spesso asfittico e confinato allo sterile plauso di scelte politichepresentate come “tecniche” e inevitabili, il circolo Sinistra Ecologia e Libertà del Regno Unito ha organizzato, lo scorso 14 Dicembre all’University of London Union in Malet Street, una giornata di riflessione sulle proposte di politica economica per uscire “da sinistra” dalla crisi.

In un primo seminario, Emanuele Ferragina, della Fonderia Oxford, una associazione di studenti e ricercatori italiani molto impegnati nell’approfondimento dei temi politici, ha argomentato di come le diseguaglianze siano in molti casi motore di inefficienza economica del sistema.

Dopo di lui, in un convegno intitolato “oltre l’austerità: idee e proposte per un governo di sinistra”, tre economisti non “mainstream” hanno presentato tre diverse “spiegazioni” dell’attuale crisi, tutte incompatibili con quelle alla base della risposta politica data dai governi, a partire da quello guidato dal “tecnico” Mario Monti.

Antonella Stirati, docente di economia a Roma 3, ha presentato una notevole serie di dati che mostrano che gli stati colpiti dalla crescita dello spread hanno in effetti livelli di debito pubblico assai diversi (alto quello italiano e greco, molto più bassi quello spagnolo e irlandese) e in ogni caso minori di paesi come il Giappone che non hanno risentito di attacchi speculativi. Decisivo, ha argomentato la Stirati, è invece il ruolo della Banca Centrale Europea, cui dovrebbe essere consentito di calmierare i tassi di interesse dei singoli paesi e di accompagnare il controllo dell’inflazione a quello del tasso di disoccupazione, insopportabilmente alto nei paesi più colpiti dalla crisi.

Marco Passarella, ricercatore all’università di Leeds, ha poi evidenziato i problemi derivanti dagli squilibri macroeconomici tra paesi “esportatori” come la Germania, che prestano soldi ai paesi“importatori” come la Grecia e i paesi dell’Europa del Sud, per acquistare le loro merci, generando un circolo vizioso di debiti e flussi di merce che può determinare corti circuiti finanziari in momenti di crisi, come infatti è accaduto negli ultimi due anni. Necessario sarebbe, molto più che ridurre le importazioni dei paesi più deboli rallentando cosi la crescita complessiva, aumentare le importazioni dei paesi come la Germania, dando cosi un contributo alla crescita degli altri paesi.

Carlo D’Ippoliti, ricercatore all’Università la Sapienza, ha parlato poi della necessità di intervenire a livello europeo sia per rilanciare la crescita, tramite l’emissione di Eurobond e titoli legati a progetti specifici di sviluppo (project bonds), sia per impugnare per vie legali le insensate scelte di politica economica imposte dalla Germania, laddove violano i trattati europei che impongono un livellamento degli squilibri commerciali non solo per i paesi in deficit ma anche per quelli creditori.

Gennaro Migliore, del coordinamento nazionale di SEL, ha poi tirato le conclusioni, delineando la strategia di SEL per superare la crisi a partire da un deciso superamento dell’agenda Monti basato su una forte riduzione delle diseguaglianze interne per rilanciare la crescita economica con l’aumento della domanda dei ceti più deboli e la regolazione della finanza tramite una forte tassazione delle rendite finanziare e una più stringente limitazione delle transazioni. Importante è la costruzionedi alleanze a livello europeo coi partiti socialisti e socialdemocratici con l’obiettivo di modificare lo statuto e l’operato della Banca Centrale Europea e il lancio di una forte politica anticiclica a livello federale di rilancio degli investimenti nelle aree depresse tramite un serio programma di Eurobond.

Il dibattito, molto vivave e partecipato, ha offerto una concreta alternativa di politica economica assai importante in una fase di campagna elettorale nella quale è lecito dubitare di vedere svolgersi una seria discussione sulle iniziative da intraprendere.

Andrea Pisauro

Vicecoordinatore SEL UK

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