Un governo di decantazione espressione dell’Italia che conta.

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Ci sono tutte le correnti del PD tranne la CGIL (a cui verrà data la segreteria del PD?), c’è l’uomo di fiducia di Berlusconi, c’è un ex rettore, ci sono i comuni con l’uomo forte di Renzi, c’è CL che con Lupi alle infrastrutture controllerà gli appalti, c’è Bankitalia con Saccomanni che garantirà continuità di politica economica, un ruolo importante a Scelta Civica e uno pure per l’UDC (quella siciliana, per intenderci), c’è quell’occhiolino strizzato alla sinistra (Kyenge) e quell’occhiolone strizzato agli USA (Bonino e Quagliarello non sono là per discutere di Bioetica).

A parte poche note davvero stonate (su tutte, la Lorenzin alla salute) è probabilmente la versione migliore possibile di un governissimo di questi partiti terribili. Letta si mostra dannatamente abile nell’usare il bilancino di correnti e poteri istituzionali, rottamando chi era già rottamato e garantendo chi doveva essere garantito. Con Napolitano formerà un asse d’acciaio. Esce dal radar l’ipotesi di governo a tempo, per quello che parte come un governo di legislatura, pronto a garantire Berlusconi, e a ibernare la crisi del PD. Il Partito Democratico tenta il tutto per tutto e si lega a doppio filo alla sorte dell’esecutivo, o la va o si spacca. L’ala sindacale a questo punto dovrà prendere in mano il partito per garantire il consenso e la pace sociale e sarà la CGIL a determinare sostanzialmente la tenuta dell’esecutivo, con le sue scelte. Renzi si inabisserà, vedendo coperto ogni spazio politico di rottamazione, e cogliendo tutti i rischi di una sua corsa alla segreteria. Punterà deciso a una rielezione a sindaco e se ne riparlerà quando si tornerà al voto, sempre che Letta non gli abbia rubato la scena.

La discussione sulla legge elettorale andrà in naftalina per un altro po’, l’azione di governo si concentrerà sul rallentamento dell’austerità per fare rifiatare il paese (quello che conta, ovvio) più qualche provvedimento spot sui costi della politica. La sorte dell’esecutivo dipenderà soprattutto dall’evolversi della crisi europea, dove non è affatto detto che un semplice allentamento dei vincoli di bilancio consoliderà le pericolanti mura dell’impalcatura monetaria europea.

D’altro canto questo governo di decantazione è la somma di tante debolezze, da quella di un PD lacerato e sconfitto su tutte le linee in cui tutti avevano da temere da un immediato ritorno alle urne (il vero motivo per cui Prodi è stato impallinato) a un PDL miracolato dal voto ma pur sempre privo di prospettiva e con Berlusconi sulla graticola giudiziaria, per finire a un centro falcidiato dalle urne.

Per ora tutti navigheranno a vista, in attesa che qualcuno (Berlusconi?) fiutando vantaggi elettorali non colga l’occasione di staccare la spina. Improbabile però, con questi chiari di luna, che avvenga a stretto giro di posta.

Per SEL e quel che resta della sinistra inizia ora una lunga traversata nel deserto, occorrerà costruire una carretta resistente per potere garantire una via d’uscita democratica da un eventuale collasso dell’esecutivo. L’amarezza per quel cambiamento scelto da milioni di elettori che poteva essere e non sarà è enorme, così come la frustrante consapevolezza che l’esercizio del voto in Italia sia al limite dell’inutilità. Non deve però venir meno la determinazione a ricostruire su fondamenta più solide la sinistra del futuro: socialista, internazionalista, libertaria, con una forte critica del sistema capitalista e una spinta creativa verso una società più giusta. La sfida per un’Italia e un’Europa davvero democratiche, è ancora tutta da vincere!

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