Portare il Comites nel Terzo Millennio

il mio discorso alla prima riunione del nuovo Comites di Londra

cari colleghi consiglieri,

Permettetimi di iniziare presentandomi. Oggi incontro molti di voi per la prima volta e immagino che siate almeno tanto curiosi sul mio conto di quanto non lo sia io sul vostro.

Sono nato a Roma trent’anni fa e sono a Londra da quasi sei anni. Qui nel Regno Unito ho iniziato la mia carriera accademica come ricercatore ed è qui che vedo la mia vita negli anni a venire.

La mia formazione politica nasce in famiglia, da un dialogo fitto e costante con i miei genitori, entrambi socialisti: mia mamma insegnante, che mi ha trasmesso una grande passione civile e un’attenzione costante verso chi sta peggio; mio papà avvocato, che mi ha educato alla cultura giuridica e al garantismo.

Le mie prime esperienze politiche risalgono agli anni dell’università, quando mi sono occupato di scuola e università collaborando con il deputato Lanfranco Turci, già presidente della Regione Emilia Romagna e della Legacoop. All’epoca frequentavo la sezione socialista della Garbatella a Roma, dove l’età media dei compagni era intorno ai 60-65 anni.

A Londra ho contribuito a fondare il circolo di SEL del Regno Unito, del quale ho assunto la guida dopo la partenza del precedente coordinatore, Gaspare Giacalone, tornato in Sicilia per essere eletto sindaco nel suo paese natale.

A Londra il mio impegno è sempre stato volto in una duplice direzione. Da un parte al tentativo di fare la mia parte per cambiare la realtà politica del mio Paese: sia organizzando dibattiti e lanciando proposte che prendessero spunto dal nostro vissuto di emigrati, sia mettendomi in gioco in prima persona, come quando mi sono candidato nella lista di SEL alle elezioni politiche del 2013 raccogliendo oltre 1000 preferenze.

Dall’altra parte impegnandomi su base volontaria per dare una mano ai miei connazionali, in particolare ai tanti ragazzi della mia età che ogni mese sbarcano a Londra, ma anche tramite un progetto di volontariato promosso dall’INCA CGIL. Dedico un po’ del mio tempo libero a giovani e meno giovani appena arrivati in UK, aiutandoli a scrivere o tradurre un CV o a districarsi nelle pratiche burocratiche.

Si tratta di iniziative che ho condotto nel tentativo di dare una mano di fronte all’ondata di nuova emigrazione degli ultimi anni, con un numero di arrivi stimabile tra i 1500 e i 3000 ogni mese. La lista Moving Forward nasce proprio dal desiderio di smettere di cercare di svuotare il mare con un cucchiaio ed iniziare ad organizzarsi seriamente per risolvere problemi complessi, dotandosi degli strumenti di comunicazione adeguati, proponendo iniziative professionali e all’altezza della gravità della situazione, promuovendo un’integrazione positiva sia sul piano sociale che su quello politico.

Vedete, per noi italiani all’estero, i Comites sono un piccolo avamposto di democrazia. Viviamo in paesi nei quali non possiamo sceglierci il governo e la nostra voce giunge troppo flebile nella madrepatria. Eppure noi crediamo che il punto di vista e il contributo di mezzo milione di italiani nel Regno Unito sia una ricchezza fondamentale tanto per l’Italia, quanto per il paese in cui viviamo. Pensiamo che la cultura italiana sia un elemento prezioso e vogliamo promuovere un’idea di integrazione virtuosa, che rifiuti tanto l’assimilazione quanto la chiusura nella nostra italianità, che pure rivendichiamo con orgoglio. Vediamo con grande preoccupazione il montare di sentimenti di insofferenza della società britannica verso il fenomeno migratorio.

Crediamo allora che il Comites sia il luogo in cui dare a questa comunità una voce forte, rendendola autorevole, capace di valorizzare e tutelare nell’interesse collettivo l’incontro tra la nostra lingua e la nostra cultura e quelle del paese che ci ospita, capace di intervenire laddove necessario nel dibattito pubblico di questo paese per ribadire che mezzo milione di cittadini italiani in UK sono un pilastro economico, politico e sociale del multiculturalismo britannico.

Questi dovrebbero essere gli scopi del più antico tra gli strumenti della democrazia degli italiani all’estero. Mirko Tremaglia era persona lontana dalle mie posizioni politiche. Eppure non posso non essergli grato per avere combattuto tutta la vita per permetterci di avere uno spazio politico di rappresentanza. Uno spazio che però, è inutile nascondersi dietro un dito, è oggettivamente a rischio.

Uno spazio a rischio non soltanto per la più che discutibile qualità della rappresentanza parlamentare eletta nella circoscrizione estero, circoscrizione che comunque noi riteniamo che vada difesa con forza, pur proseguendo il doveroso processo di riforma dei meccanismi elettorali.

Uno spazio a rischio perchè è sempre più lontano l’entusiasmo della prima conferenza nazionale sull’emigrazione del 1975, cosi come quello per la prima elezione del 1986.

Per tantissimi cittadini italiani il Comites è visto come un’istituzione vecchia, sconnessa dalla realtà, incapace di affrontare i problemi delle comunità non solo perchè dotata di poteri modesti, ma anche perchè incapace di conoscerli e perchè troppo spesso si e’ avuta l’impressione che in questa sede una gestione troppo opaca nascondesse pratiche di vecchia politica che vorremmo sparissero per sempre nel nuovo Comites di Londra.

Uno spazio a rischio anche perchè del Comites la stragrande maggioranza della popolazione che dovrebbe in teoria rappresentare non ha praticamente mai sentito parlare.  Un’elezione senza elettori alla quale partecipa appena il 4% degli aventi diritto è innegabilmente un fallimento collettivo, il segnale che tutto è da ricostruire. Se non riusciamo a costruire iniziative in grado di parlare ed essere utili a tutta la comunità, e non solo quella che frequenta le nostre anguste reti sociali, questa nostra assemblea precipiterà nell’oblio e nell’irrilevanza prima ancora che il legislatore si decida a cancellarla.

Questa è veramente l’ultima chiamata per i Comites e la rappresentanza degli italiani all’estero.  Vedete l’Italia è un paese che attraversa una crisi gravissima, di portata storica. E le crisi acuiscono i problemi preesistenti, come quello di un paese che troppo spesso guarda ai suoi cittadini emigrati come bocche in meno da sfamare. Lamentarsi, dal nostro punto di vista non serve a niente. Occorre invece rimboccarsi le maniche, e mostrare volti e pratiche nuove.

Chi vi parla non entra per la prima volta nel Comites armato della spocchia del rottamatore, ma con l’umiltà di chi sa che da tante delle storie delle persone presenti in questa sala, io ho molto da imparare. Però vi dico con franchezza che serve dare anche al nostro esterno un segnale forte di rinnovamento, oserei dire di freschezza, che dia immediatamente conto a chi ci osserva da fuori che il nuovo Comites di Londra è pronto a svolgere il suo ruolo nel terzo millennio.

Portare il Comites nel Terzo Millennio significa guardare ai problemi di oggi e dunque essere in prima linea nel gestire l’emergenza sociale legata al più imponente fenomeno migratorio della storia dell’emigrazione italiana in Gran Bretagna. Ci candidiamo a guidare quest’assemblea perchè vogliamo trasformare un Comites che non ha nemmeno un sito internet e di cui non si conoscono le iniziative in un punto di riferimento per tutti gli italiani di Gran Bretagna. Ogni connazionale che sbarca in UK deve avere facile accesso a tutte le informazioni necessarie a trovare un alloggio decente e ad entrare nel mondo del lavoro, tutelando i propri diritti e conoscendo i propri doveri.  Le informazioni ci sono, il problema è renderle disponibili a tutti. Serve una strategia professionale di uso di internet e dei social network e una conoscenza adeguata delle reti sociali dei nuovi arrivati. Noi le abbiamo e la Pagina Facebook del Comites di Londra che vogliamo lanciare diventerà il primo punto di contatto per chi pensa di trasferirsi a Londra. Ma l’informazione non è tutto, per questo Saremo al fianco di consolato e Ambasciata nell’istituzionalizzare iniziative come quella di Primo Approdo, nella lotta senza quartiere agli italiani che sfruttano, truffano e si approfittano dell’esodo di giovani italiani, nell’organizzazione di reti di solidarietà per chi ha meno disponibilità economiche.

Portare il Comites nel Terzo Millennio significa anche capire il profondo mutamento della realtà politica di questo paese. La sfida di Farage scuoterà alla radice l’attuale assetto europeo e ha già determinato uno sfaldamento del quadro politico britannico. Di fatto assistiamo a un avvitamento del tradizionale euroscetticismo britannico nel campo conservatore. La naturale conseguenza di questa situazione sono i discorsi sulle restrizioni all’utilizzo dei benefit, nati addirittura dopo alcuni attacchi alla libera circolazione delle persone. La verità è che la battaglia di Londra è iniziata: è sempre più alto il rischio di un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna in Europa, dagli esiti imprevebili.

Occorre allora dotarsi di risposte innovative. Noi pensiamo a un rapporto annuale sull’emigrazione italiana in UK, che prendendo atto dell’insufficienza del registro AIRE, utilizzi i dati del governo britannico del NHS e del NIN e del census della cittá di Londra per quantificare e qualificare la presenza italiana nello UK. Una ricerca statistica dai costi limitati ma dall’impatto politico enorme, sia per dimostrare numeri alla mano al nostro paese quanto siano sottostimate le risorse destinate alla nostra comunità, sia per entrare nel dibattito di questo paese con dati e numeri sul contributo positivo dei cittadini italiani allo sviluppo della Gran Bretagna.

Accanto a questo lavoro tecnico, occorrerà anche un lavoro politico di tessitura che solo il Comites può svolgere. Da diverso tempo Moving Forward ha iniziato a collaborare con New Europeans e Citizens UK per incentivare la partecipazione politica della comunità italiana e costruire le condizioni per potere ottenere l’estensione del diritto di voto ai cittadini europei, tanto al referendum, quanto alle elezioni politiche, trasformando mezzo milioni di “immigrati” italiani in cittadini capaci di essere forza di cambiamento!

Portare il Comites nel Terzo Millennio significa anche scoprire come costruire il racconto della cool Britaly, di quei residenti nel Regno Unito che hanno l’Italia nel cuore e rappresentano dunque il meglio dell’incontro tra due grandi culture. Vorremmo organizzare ogni anno il Britalian Culture Festival, in cui promuovere espressioni artistiche innovative capaci sedurre l’immaginario collettivo e valorizzare le straordinarie capacità presenti sul territorio.

Portare il Comites nel Terzo Millennio significa anche che il Comites deve assicurarsi che le modalità dei servizi offerti dal Consolato siano chiare e fruibili in modo semplice da tutti. Dal rinnovo dei passaporti alle pratiche per il riconoscimento della cittadinanza, dobbiamo essere capaci di spiegare e snellire le procedure, istituendo uno sportello del cittadino, che sarà possibile contattare per email ma anche per telefono a orari consoni, sia in italiano che in inglese. Un punto di ascolto e monitoraggio organizzato in modo professionale che faccia da tramite tra la popolazione e gli uffici consolari, coi quali intendiamo lavorare a stretto contatto in un dialogo sempre costruttivo, volto a proporre e trovare insieme soluzioni ai problemi più concreti e reali.

Portare il Comites nel Terzo Millennio significa anche trasformarlo in una casa di vetro. Ovviamente pubblicando i verbali delle riunioni in modo accessibile e trasparente, i bandi e le richieste di collaborazione avranno la massima pubblicità e le iniziative pubbliche saranno trasmesse in streaming. Sito, pagina facebook, account twitter, numero di telefono e email dello sportello del cittadino, insomma non saranno i cittadini a trovare noi, saremo noi a trovare loro! E non solo gli italiani di Londra e di Bedford, ampiamente sovrarappresentati in questa assemblea, ma anche le nuove mete migratorie come Birmingham, Bristol, Brighton, Cambridge, Oxford cosi come le città di più antica emigrazione come Leamington Spa, Milton Keynes, Epsom, Hoddeson e tante altre realta’ nelle quali mi piacerebbe andare e delle quali mi piacerebbe conoscere la storia e le esigenze. Non ho la presunzione di conoscere ogni problema, specialmente quelli delle generazioni che mi hanno preceduto. Ma penso di avere l’umilta’ e le capacita’ per occuparmi anche dei loro problemi, con la serieta’ e la passione che metto in tutto quello che faccio.

Il lavoro che vi propongo, le iniziative che vi ho esposto, ideate per la loro fattibilità ed efficacia, faranno di questo Comites il centro dell’elaborazione politica e culturale della comunità italiana, in prima linea per affrontare l’esplosione migratoria, per promuovere un’integrazione positiva culturalmente e politicamente, per garantire servizi efficienti e moderni. Tra 5 anni il Comites di Londra, fin qui semisconosciuto ai più, sarà un modello per tutti i Comites d’Europa.

Io non penso che le differenze di orientamento politico possano essere un freno all’attuazione di questo programma e al sostegno di questa guida. Il Comites e’ uno strumento di supporto alla comunita’, non una vetrina di interessi di parte. Anche per questo la presidenza che ci candidiamo a portare avanti non brandira’ mai il proprio piccolo potere come una clava, ma sara’ sempre attenta a trovare in quest’assemblea le piu’ ampie convergenze a servizio del bene comune. Mi rendo pero’ conto che il mio ruolo da coordinatore di SEL rischia di creare equivoci su questo punto. La quantita’ di tempo da dedicare all’impegno politico e’ limitata, e in molti potrebbero avere dubbi sulla mia capacita’ di essere un buon presidente e un buon leader di partito allo stesso tempo. E’ dunque mia intenzione fugarli subito, e, in caso di elezione a Presidente di questo Comites, rassegnare le mie dimissioni da coordinatore di SEL del Regno Unito.

Chiedo dunque a questa assemblea un voto di speranza. Speranza nel futuro della nostra comunità innanzitutto, ma anche speranza nella nostra capacità di dare una nuova immagine all’impegno politico degli italiani all’estero. Quella stessa speranza che ci ha spinti, chi pochi anni fa, chi alcune generazioni fa, a lasciare la nostra amata Italia, che siamo certi, con tanto lavoro, tanta umiltà, e tanto entusiasmo, sapremo onorare anche da Londra.

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