Comunicare con la Maggioranza Invisibile. Una sfida possibile e necessaria

pubblicato su Esseblog.it

C’è in Italia una Maggioranza Invisibile capace di stravolgere il quadro politico. Una maggioranza di cittadini che hanno tutto l’interesse a sostenere un’agenda di eguaglianza, e possono mobilitarsi per cambiare la struttura socio-economica del paese. Si tratta di 25 milioni tra disoccupati, precari, giovani che hanno rinunciato sia a lavorare che a studiare (NEET), pensionati sotto la soglia di povertà, migranti. Persone che le trasformazioni dei processi produttivi e le politiche di austerità hanno relegato ai margini del sistema produttivo, che beneficerebbero enormemente da politiche economiche radicalmente redistributive, e radicalmente diverse da quanto proposto dal panorama politico del paese. È la tesi descritta dai sociologi Emanuele Ferragina e Alessandro Arrigoni nel loro ultimo lavoro la cui discussione è stata limitata a dibattiti di qualche associazione, blog di opinionisti e leader alla ricerca di nuovi elettori.

 

Si tratta degli stessi soggetti sociali a cui si sono rivolte le nuove sinistre di Podemos e Syriza e che sono stati lo zoccolo duro che ha portato al trionfo elettorale di Tsipras in Grecia e delle liste civiche di sinistra a Barcellona e Madrid. Soggetti sociali che costituiscono nel loro insieme una forza elettorale dirompente, esplosa numericamente in seguito alla crisi e diventata ormai anche in Italia maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto. Una maggioranza rimasta però invisibile perché incapace di modificare gli equilibri di governo, cristallizzati nelle larghe intese. A questa massa di persone deve allora rivolgersi chi, come SEL o il movimento di Pippo Civati, è impegnato nel tentativo di costruire un nuovo soggetto politico che rimetta al centro la questione sociale. E lo deve fare utilizzando una retorica che non parli solo al “popolo del centrosinistra”, del quale quei soggetti sociali raramente si sentono parte.

 

Soggetti sociali che certamente non guardano al PD, colpevole di avere assecondato i processi storici che hanno determinato precarietà e svalutazione del lavoro, ma che neanche hanno mai guardato alle organizzazioni della sinistra politica (e sindacale) che a quei processi hanno provato ad opporsi, senza mai andare oltre risultati elettorali marginali. La fetta più giovane della Maggioranza Invisibile ha scelto, alle ultime elezioni politiche, il voto di rabbia per il Movimento 5 Stelle, rabbia diventata presto ulteriore disillusione, a fronte dell’assenza di strategia del Movimento, con la perdita, in due anni, del 60% dei voti ottenuti alle politiche. Voti solo parzialmente ereditati dalla Lega di Salvini, per la maggior parte andati ad ingrossare le fila di un’astensione che raggiunge livelli senza precedenti nella storia della Repubblica.

 

Può la Maggioranza Invisibile diventare davvero un agente di cambiamento sociale dell’Italia? È possibile trovare, in un paese anestetizzato dalle troppe urla e dai troppi proclami, le parole giuste, i toni appropriati, le immagini vincenti per riattivare la partecipazione popolare e ridare slancio a una stagione di cambiamento? È questo il tema del dibattito, intitolato “Come Comunicare alla Maggioranza Invisibile” organizzato a Londra da UK Possibile e dalla Fonderia Oxford, un think tank progressista di cui fanno parte Ferragina e Arrigoni. Insieme agli autori, discuteranno Dino Amenduni, stratega della comunicazione digitale di Proforma, e Paolo Gerbaudo, ricercatore ed esperto di movimenti ed attivismo digitale.evento_fonderia_possibile_giugno2015-DEF_2

 

Perché è importante un dibattito sulla comunicazione? Sappiamo tutti molto bene che un paese martoriato dall’austerity e da un ventennio di cattiva politica non concederà il beneficio del dubbio allo storytelling di una sinistra erede di mille sconfitte. Cui servirà radicamento nei vari contesti sociali e una coerenza assoluta di comportamenti, perchè una sinistra che non pratica i valori che predica non ha speranza di credibilità (come insegna la vicenda tragicomica della lista Tsipras). Certamente non esistono scorciatoie a un percorso che non si esaurirà in pochi mesi e ha ragione Landini nel portare avanti un lavoro pre-politico di costruzione di un punto di vista e di un universo valoriale comune dei tanti soggetti che pagano sulla propria pelle il prezzo della crisi e delle politiche del governo Renzi. Eppure ci sono almeno tre buone ragioni per una riflessione sul modo in cui la sinistra si approccia ai mondi che vorrebbe rappresentare.

 

La comunicazione é uno dei “fondamentali” della politica

Sarebbe quasi banale se non fosse che la comunicazione politica è vista quasi con sospetto in certi ambienti della sinistra antirenziana, dove pare materia da apprendisti stregoni del marketing. Vige l’erronea convinzione che farsi aiutare da professionisti implichi farsi dettare l’agenda dai sondaggi, quando troppo spesso sono proprio politici con le idee confuse a non disdegnare suggerimenti sulla posizione ritenuta più popolare su una determinata questione. Eppure Matteo Renzi ha scalato l’Italia in pochi anni proprio a partire dal suo straordinario talento retorico e una attenta strategia di comunicazione. Dunque per batterlo, occorrerà sfidarlo anche sul suo terreno, e non sarà accettabile presentarsi all’appuntamento di un’occasione storica di cambiamento del paese con astruse metafore o propaganda di infimo livello. La storia della sinistra è per fortuna piena di grandi oratori (riascoltatevi Gramsci, Pertini, Berlinguer, Craxi) e in fondo non ci si può aspettare molto dai discorsi tristi di una Seconda Repubblica che ha espresso la peggior classe dirigente d’Europa. L’auspicio é però che a questa ne segua una migliore, possibilmente con una capacità di comunicare all’altezza dei problemi del paese.

 

La narrazione é un elemento necessario della costruzione della coscienza di classe

L’individuazione di una coalizione di gruppi sociali i cui interessi materiali coincidono é solo il primo passo nella definizione di un progetto politico. È necessario spazzare via l’illusione dell’elettore razionale che vota secondo i propri interessi per riscattare la sua condizione di emarginazione sociale. La mobilitazione della Maggioranza Invisibile avverrà soltanto nell’adesione a un’agenda comune, che andrà formulata all’interno di una narrazione che unisca i diversi soggetti che la compongono in una cornice di valori condivisi, pronti ad attivarne il motore emotivo. La “coscienza di classe” emerge proprio a partire da questa narrazione, che sintetizza in formule astratte la tensione verso la condizione da riscattare, la natura della classe e il progetto politico che si deve dare. L’Alienazione, il Proletariato e la Rivoluzione erano tutti elementi di una narrazione necessaria alla definizione della coscienza di classe operaia. Elementi analoghi sono venuti a mancare nella società liquida post-fordista, impedendo la formulazione di progetti politici di lungo respiro. Come si costruisce un discorso che unisca i precari istruiti che vivono nei grandi centri urbani del nord ed i disoccupati di lungo corso delle regioni meridionali? La risposta non è affatto banale.

 

L’Ipercomunicazione ha cambiato il rapporto tra uomo e informazione

“C’è un rapporto causale tra la mole immensa di informazioni e conversazioni in Rete e la crescita dei movimenti populisti?”, si chiedono Alessandro Gilioli e Valeria Calicchio nel primo numero de La Costituente. La domanda è attualissima. Il fenomeno dell’Ipercomunicazione ovvero della somministrazione quotidiana di un quantitativo di informazioni superiore alla nostra capacità di processarle cognitivamente ha creato una società ottusa dove si assiste a fenomeni di “rianalfabetizzazione” e un generale appannamento della capacità critica dei cittadini. In un contesto in cui il 50% degli italiani sono analfabeti funzionali e 6 milioni sono analfabeti totali questo comporta una naturale refrattarietà alla complessità. È evidentemente necessario un cambio di stile e una semplificazione dei concetti che pur non portando alla banalizzazione, metta al centro la chiarezza del messaggio. Su questo da Renzi abbiamo molto da imparare.


È evidente a tutti la perdita di appeal di Renzi sul ceto medio che ha sempre votato a sinistra. Allo stesso tempo la progressiva perdita di spinta propulsiva del M5S, unita alla disgregazione del centrodestra, offrono a una sinistra moderna e rinnovata un’occasione irripetibile, una di quelle congiunture storiche che si realizzano solo quando a un potere logorato si contrappone un soggetto sociale sottorappresentato e desideroso di cambiamento. Serve un progetto politico ambizioso e strutturato, che passa inevitabilmente anche dal saper comunicare con la Maggioranza Invisibile. Ci riusciremo?

– See more at: http://staging.esseblog.it/2015/06/comunicare-con-la-maggioranza-invisibile-una-sfida-possibile-e-necessaria/#sthash.OrFVgJXr.dpuf

Annunci

Una risposta a “Comunicare con la Maggioranza Invisibile. Una sfida possibile e necessaria

  1. Pingback: [Addio a SEL UK] Quello che siamo stati | Andrea Pisauro·

Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...